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Archive for the ‘annunci’ Category

 

Vangelo  Gv 10, 11-18
Il buon pastore dà la propria vita per le pecore.
  
Dal vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.
Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».

 

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  • Giovedì 26 aprile Adorazione Eucaristica al mattino (9-12) e alla sera (19,30-20,30) e tempo per le confessioni

 

  • Ogni Venerdì alle  ore 20,45: corsi prematrimoniali.

 

  • Sono in vendita i libri “ Gaudete et Exsultate” la nuova esortazione apostolica del Papa. Chi è interessato all’acquisto può rivolgersi in Segreteria.

 

  • E’ possibile richiedere la benedizione della famiglia nel Tempo Pasquale che verrà effettuata solo su richiesta. Per i moduli  da riempire per le benedizioni  rivolgersi in Segreteria.

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Rallegratevi ed esultate

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Vangelo  Vangelo  Lc 24, 35-48

Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno.

 

Dal vangelo secondo Luca

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane.

Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.

Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

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  • Martedì 17 aprile ore 21: Catechesi sulla Santità; leggendo insieme la nuova Esortazione Apostolica del Papa: “Gaudete et exsultate”
  • Giovedì 19 aprile Adorazione Eucaristica al mattino (9-12) e alla sera (19,30-20,30) e tempo per le confessioni
  • Da Venerdì 20 aprile ore 20,45 sono aperti i corsi prematrimoniali.
  • Se ami la musica e vuoi condividere con altre persone l’esperienza di un Coro, ti aspettiamo ogni Domenica alle 17,45 prima della messa delle ore 19.00.
  • Sono a disposizione i Messalini “Amen” di aprile, maggio e giugno. Chi è interessato all’acquisto può rivolgersi in segreteria
  • E’ possibile richiedere la benedizione della famiglia nel Tempo Pasquale che verrà effettuata solo su richiesta. Per i moduli  da riempire per le benedizioni  rivolgersi in Segreteria.

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Rendete grazie al Signore perché è buono: il suo amore è per sempre.
Il suo amore è per sempre. Eterna è la sua misericordia. In questa Domenica della Divina Misericordia ci lasciamo prima di tutto toccare da questa certezza: Dio mi ama, il nome di Dio è Misericordia. Lui conosce la mia vita, le mie fragilità, il mio peccato. E mi dona il suo infinito amore, mi fa rinascere con il perdono.
Il Vangelo di Giovanni ci presenta oggi due momenti diversi a distanza di u
na settimana l’uno dall’altro. Il primo momento è la sera del giorno della resurrezione. Immaginiamo i discepoli già “travolti” da una gioia incredibile: la Maddalena e le donne hanno detto di aver visto il Signore, anche Pietro ha avuto probabilmente un’apparizione del risorto, i due discepoli di Emmaus sono appena rientrati raccontando tutto ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto Gesù nello spezzare il pane. In questo trambusto di parole, sguardi, emozioni, attese… il Signore risorto entra, a porte chiuse, facendosi vedere da tutti. Oggi, in questa nostra celebrazione domenicale, qui, Gesù entra di nuovo per condividere la Sua presenza in mezzo a noi. E il primo dono che ci dà è la Pace. Mostrandoci i segni delle ferite, ci mostra un amore più forte dell’odio e della morte. La sua presenza dà Pace e Gioia, perché è Amore.
Poi, di nuovo, dando la Pace, fa un gesto particolare. Soffia. Un soffio leggero e forte allo stesso tempo, richiamo del soffio originale del Creatore che alita la vita nelle narici dell’uomo plasmato con la polvere del suolo, rendendolo un essere vivente.
Siamo stati creati per un soffio… Ora siamo ricreati per un soffio… Eravamo sull’orlo del precipizio della morte e, per un soffio, Cristo ci ridà vita.
Non so quanti di voi sanno che c’è un giorno l’anno in cui il vescovo titolare di una diocesi – per noi il papa – soffia. Si tratta del momento liturgico in cui, durante la messa crismale in cattedrale il giovedì santo mattina, il vescovo, dopo aver benedetto l’olio dei catecumeni e l’olio degli infermi, consacra il crisma, l’olio misto a profumo che serve per consacrare i battezzati, per ungere le mani dei sacerdoti o la testa dei vescovi nel giorno dell’ordinazione, per ungere l’altare e le pareti della chiesa nel giorno della dedicazione della chiesa stessa. E, come succederà tra poco, per ungere la fronte dei nuovi cresimati. Il vescovo soffia sull’ampolla, dopo di che pronuncia una bellissima e lunga preghiera in cui tra le altre cose dice: Questa unzione li penetri e li santifichi (i battezzati), perché liberi dalla nativa corruzione, e consacrati tempio della tua gloria, spandano il profumo di una vita santa.
Quale grande amore ci ha riservati Dio, per essere anche noi cristiani, che significa “unti”, come Lui! Quale grazia quella di poter manifestare, come ci ha mostrato la lettura degli Atti, una comunità che sia un cuor solo e un’anima sola, unita nella preghiera e nel servizio!
Ma, a questo punto, ci chiediamo perché, in quel clima di gioia e di pace che è stato il cenacolo, quella sera ne mancasse uno. Perché Tommaso è stato privato di questa grazia? Proviamo a metterci nei suoi panni… Gli altri, appena rientrato, lo avranno travolto con le loro parole: “Abbiamo visto Gesù!” e continuamente, per un’intera settimana, avranno cercato di convincerlo di quella visione collettiva. E lui rimane incredulo… ma il suo dramma non è tanto non credere alla testimonianza di altri dieci, ma il crogiolarsi nel chiedersi perché, “se veramente Gesù è apparso, non mi ha aspettato, non ha voluto che ci fossi anch’io…” La risposta è chiara… “Perché sono più peccatore, perché non sono degno, perché non mi ama”.
Non è stato forse anche il pensiero di molti di noi, in momenti della vita in cui sembra che a tutti gli altri vada bene, mentre noi ci sentiamo esclusi dall’amore, dalla pace, dalla gioia, da quel “soffio”? A volte quell’attesa di Dio, che si è fatta pianto, scoraggiamento, incredulità, desiderio, ci ha consumato, come è successo a Tommaso. Non è un caso che sia chiamato “Didimo” che significa gemello, perché è così simile a ciascuno di noi…
Se sei così, se forse anche voi cresimandi avete passato periodi più o meno lunghi di questa lontananza di Dio e da Dio, oggi, in questa celebrazione domenicale, c’è posto per te. La non fede di Tommaso è servita per accrescere la nostra fede, il nostro desiderio, la nostra attesa. Gesù non ha fatto uno scherzo a Tommaso, non voleva infierire su di lui. Lo ha fatto attendere non perché non lo amasse o lo amasse meno di altri, ma per renderlo strumento per noi, che non vediamo il Signore con gli occhi, ma possiamo ugualmente credergli.
Il “se non vedo, non credo” di Tommaso e nostro, da oggi in poi si trasforma in “se non credo, non vedo”. La fede, per il cristiano, non è cieca. La fede ci fa realmente vedere al di là dei sensi stessi, perché ci fidiamo di tanti che ci hanno trasmesso la presenza del Risorto e perché ci affidiamo a Dio. Gesù mostra le ferite della nostra umanità, che diventano feritoie attraverso le quali passa la sua Luce.
Voi cresimandi siete chiamati a testimoniare ancor più, d’ora in poi, ciò che non avete visto; paradosso cristiano, che porta avanti la chiesa da duemila anni, vittoria che – come dice Giovanni – vince il mondo: la nostra fede. Voi verrete rafforzati dall’imposizione delle mani e l’unzione che vi farà pronti a testimoniare questa Misericordia.
Non servirà toccare il costato di Cristo – con quello sguardo stupito e curioso di Tommaso, rappresentato nella famosa tela del Caravaggio –. Sarà dal costato di Cristo che saremo noi toccati dall’acqua e dal sangue, segno della Grazia sacramentale che ci fa partecipi, noi che siamo uomini, delle cose che appartengono a Dio.
Pensiamo all’immagine di Gesù misericordioso secondo la descrizione di Santa Faustina. È un Signore che ci accoglie con uno sguardo d’amore e che apre il costato, perché quei raggi, segni dell’acqua e del sangue possano raggiungere noi. Sì, Dio mi raggiunge, mi tocca, mi ama. Se anche io non credessi in Lui, è Lui a credere in me.
Cari cresimandi, lasciatevi toccare anche per un soffio. E tutti noi presenti, padrini, familiari, amici, comunità, ricordiamoci che se apriamo la porta a Cristo risorto la nostra vita cambia, la vita di ogni giorno, dalla sveglia del mattino, agli incontri, le relazioni, il lavoro, la famiglia, gli imprevisti, tutto. Tutto può essere toccato dalla Grazia, se ci lasciamo guidare dallo Spirito. È un soffio leggero, che però può sospingere d’ora in poi tutta la vostra vita.
Rendete grazie al Signore perché è buono: il suo amore è per sempre.

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Vangelo Gv 20, 19-31
Otto giorni dopo, venne Gesù.

Dal vangelo secondo Giovanni
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

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