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Mancano dieci giorni al Natale.

C’è aria di attesa, un clima di desiderio di pace, ma son pochi che riconoscono il passaggio del Signore. Pochi avvertono i Segni della Sua venuta.

Oggi ti ho visto in una assemblea di disabili riuniti per una messa prenatalizia, ricchi di umanità e di amore. Ti ho visto in chi li assisteva, con tenerezza e forza.

Ti ho visto, nelle coppie di fidanzati che si stanno preparando al matrimonio.

In questa pioggia incessante, immagine dell’Abbondanza di Grazia che scende dal Cielo per me.

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Giovanni Battista ci indica la via. Il Signore si avvicina… e noi siamo così lontani.

Oggi il Signore è venuto nell’Eucaristia celebrata e adorata.

E’ venuto nella tranquillità di questa sera. Nel desiderio che abbiamo di ricevere e di donare amore.

Siamo arrivati già a metà di questo Avvento breve e ci sembra di essere ancora all’inizio. Il vangelo di oggi ci presenta Gesù che invita gli affaticati e gli oppressi ad andare a Lui.

Eccomi, Signore, con le fatiche di oggi, con le stanchezze del corpo e del cuore.

E ancora una volta sento che Tu mi metti ali come di aquila, per camminare senza stancarmi, per correre senza affannarmi.

In questo Avvento breve, in questo giorno breve di Santa Lucia – il più corto che ci sia – Tu vinci di nuovo il mio buio, riempiendomi di nuova Luce. Grazie.

Il pastore lascia le novantanove pecore sui monti, per cercare la pecora smarrita.

E Tu hai cercato me, in questo giorno. Mi sei venuto incontro. Nelle persone nuove conosciute, nei dialoghi in cui abbiamo parlato di Te, nelle coppie di sposi incontrate questa sera.

Nel silenzio di questa notte, in cui Tu continui a parlare, vegliando su di noi.

Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: “Ti sono perdonati i peccati”.

Ancora una volta il Signore ci sorprende. Lui è qui non per guarirci ma per salvarci. Lì dove tutti attendono il miracolo del corpo, Gesù interviene nell’anima. Perché così Gesù viene.

Oggi sei venuto in quella persona, che deve affrontare una nuova operazione, e che ha chiesto con fede l’unzione degli infermi.

Sei venuto nelle persone che hanno portato i panini per i poveri, come sei venuto nei poveri a cui i giovani hanno portato quei panini.

Sei venuto anche nella serata di condivisione delle catechiste (e dell’unico uomo-catechista) delle prime comunioni, intorno ad un tavolo di pizzeria.

E ora vieni per essere Luce, nella notte del mondo.

 

Cari ammalati, nella sofferenza sperimentate il sostegno di Cristo

che è sempre accanto a chi è nella prova.

(Papa Francesco, 22 novembre 2017)

Carissimi,

chi vi scrive è don Paolo, un parroco di Roma nominato pochi giorni fa Vescovo ausiliare per la “Pastorale della Salute”, cioè per sostenere e coordinare il ministero di tanti sacerdoti, diaconi, religiosi, religiose e laici a servizio dei malati, nella nostra città di Roma; un Vescovo chiamato a portare, a chi è nella prova, l’attenzione e la vicinanza del Papa e della Chiesa.

Sarò ordinato il 13 gennaio 2018 e, in attesa di quel giorno che darà inizio alla mia nuova missione, già desidero rivolgermi a voi, ammalati, per mostrarvi – per il momento solo per iscritto – la mia vicinanza e la preghiera per tutti e per ciascuno.

Vorrei, in questo istante, essere fisicamente lì, presso la vostra sedia o il vostro letto e, senza dire una parola, starvi semplicemente accanto. Per esperienza diretta e indiretta so bene che, nella malattia, siamo sempre impreparati. Nessuno, per quanto si sforzi di farlo, può comprendere appieno ciò che si prova, né rispondere a tanti “perché”. Anzi, troppe parole a volte ci danno anche fastidio, e non ci aiutano affatto.

Il dolore infatti non chiede spiegazioni, ma vuole condivisione; non domanda motivazioni, cerca partecipazione.

In silenzio, allora… oso sostarvi accanto, semplicemente, nella condivisione e nella partecipazione umane di un momento di prova, al di là della fede stessa che, in questi casi, vacilla o si perde, oppure si rafforza o si ritrova.

Spero che vicino a voi ci siano persone che vi offrono il loro amore. A volte proprio nell’ambiente di un ospedale o di una clinica possiamo conoscere qualcuno che ci stupisce in generosità e capacità di relazione. A volte nel tempo della malattia si riscopre ciò che è veramente essenziale e si torna ai valori fondamentali.

Con voi allora oso mettermi in attesa – anche quando le ore, soprattutto di notte, sembrano non passare mai – chiedendo la guarigione o comunque la forza per affrontare la sofferenza, sapendo che, se il nostro corpo umanamente è fragile, la nostra anima può scoprire vie inattese in cui il Signore si fa presente con la sua Grazia.

Penso a Lui che, per amore, si è fatto uomo, nella povertà e nel disagio della mangiatoia di Betlemme. Dio non si ferma davanti ai nostri disagi, alle nostre fatiche fisiche e spirituali, ma condivide con noi tutto, fino alla sofferenza estrema, quella della croce.

È vero… noi vorremmo un Dio che ci tolga la sofferenza, mentre Lui ha scelto di condividerla con noi, di entrarci dentro, di portare con noi e per noi la croce, per darci forza nelle nostre debolezze. E per aiutarci ad intravedere, oltre il buio del dolore, la Luce dell’amore.

Nell’attesa di questo nuovo Natale vorrei ritrovare con voi questa Luce.

In un Bambino.

Forse, nel vostro stesso ospedale, qualche piano sopra o sotto di voi, si ode il pianto – al di là di un vetro – che proviene da tanti piccoli lettini, in cui l’umanità si ritrova sempre solidale, senza barriere di razze o di religioni, di poveri o di ricchi. Un nome, una data di ieri, forse di oggi stesso. E al di là del vetro un padre, una nonna, qualche amico. Che sorridono alla vita. E una giovane donna, in un reparto simile al vostro, che attende il momento di avere il bambino con sé per allattarlo e cullarlo, nella dimensione unica e misteriosa della maternità.

In nome di questi bambini che si affacciano alla vita e del Bambino di Betlemme, “nato per noi” (cfr. Lc 2,11), anche noi vogliamo – pur nella prova di oggi – ritrovare speranza, colmando ogni attimo di rinnovato amore.

Vi benedico con amicizia,

don Paolo

In questa seconda domenica fissiamo lo sguardo sul Battista che ci invita a preparare la strada, ma anche su Maria nella memoria di Nostra Signora di Loreto. E’ lei la prima che ha preparato la via al Signore; è lei la prima che si è mossa e commossa verso l’altro; è a lei che abbiamo affidato i nostri giovani, in un giorno di grazia che ci ha fatto gioire, ridere e sorridere.

In questo inizio della seconda settimana di Avvento, ora, alla sera, abbiamo un cuore colmo di consolazione. E una preghiera, per chi non trova consolazione, per chi ha bisogno di essere guardato con Amore.