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Omelia (25-06-2017)
Omelie.org – autori vari

COMMENTO ALLE LETTURE
Commento a cura di don Paolo Ricciardi

In questa prima domenica d’estate, riprendiamo – dopo aver celebrato la SS. Trinità e il Corpus Domini – il cammino del tempo ordinario, accompagnati da Matteo, ritrovandoci nel pieno del discorso missionario di Gesù, contenuto nel capitolo 10 del vangelo.
Ai discepoli chiamati ad andare in missione Gesù dà le sue rassicurazioni e il suo conforto.
E se già il caldo intorno a noi ci infiamma, dandoci il fastidio e l’arsura tipici di questa stagione, c’è una Parola che vuole infiammare – in senso bello – i nostri cuori, invitandoci a non temere. Tra le righe di questo vangelo Gesù ci vuol ricordare che essere cristiani non è un gioco, non è facile. Anzi, è proprio difficile, se cristiano significa testimone dell’amore, dove l’amore evangelico ha il segno inconfondibile del rovesciamento dei normali parametri che dirigono le scelte dell’esistenza.
Nella cultura dell’io, dell’interesse personale e dell’apparire, il cristiano autentico è chiamato invece a testimoniare la beatitudine evangelica proclamata da Gesù. Quel modo, cioè, nuovo e diverso di vedere e di considerare e di vivere la vita che scambia i posti, e l’ultimo diventa il primo.
Un “modo” sempre “fuori moda”, che non troveremo sicuramente nei discorsi sotto l’ombrellone e neanche nelle feste di paese che pure dovrebbero essere religiose, e che spesso si riducono a processioni piene di confusione, tra fuochi d’artificio e suoni della banda o di qualche cantante tirato fuori da un museo degli anni 70.
Essere cristiano è un’altra cosa. E si gioca sempre sulla testimonianza fatta di opere, più che di parole. Perché il cristiano si schiera dalla parte dell’uomo, dalla parte della carità e della verità, dalla parte del povero di tutte le povertà, entra nella sua categoria, la fa propria, la condivide e la soccorre.
E quando la testimonianza è autentica e fedele, questa fa spesso del cristiano un isolato, uno considerato illuso e forse un po’ pazzo, un perseguitato.
Magari non si tratta della grande, gloriosa persecuzione che fa i martiri, ma di una costante presa in giro, di un’ironia sottile e sottintesa che continuamente emargina, continuamente scarta.
La grande tentazione, allora, è quella di conformarsi, di mettere maschere, di confondersi.
Cristiani in chiesa ma, fuori, andiamoci piano a dirlo nella luce, a predicarlo dalle terrazze.
Perché così “si rischia”, potrebbe andarne di mezzo il prestigio, la considerazione nell’ambiente di lavoro, in famiglia, tra gli amici, soprattutto ora nelle compagnie estive, in cui se dici di essere cristiano e che ci tieni ad andare a messa, passi per uno che non sa godersi la vita.
E spesso non ci accorgiamo che la paura di perdere questi “beni”, di essere “uccisi nel corpo”, mette in gioco l’unico, grande, definitivo, eterno Bene.
Siamo cristiani impauriti e paurosi. E pensare che perfino i capelli del nostro capo sono tutti contati.
“Non abbiate dunque timore”. Il cristiano non è un supereroe che sa affrontare tutto senza paura, ma vince la paura affidando la vita ad un Altro, il cui pensiero d’amore ospita anche due passeri che si vendono per un soldo. Il cristiano si consegna a questo amore. Sa che “il Signore è al suo fianco come un prode valoroso”.
“Non abbiate dunque timore: – ci ripete oggi Gesù – voi valete più di molti passeri”.
Noi abbiamo il nido nelle sue mani.
Quale tenerezza di un Dio che si prende cura dei passeri, che tiene conto delle mie cose più fragili ed effimere… Un Dio che “sta a guardare il capello”… nel senso bello di un’attenzione anche alla cosa che può sembrare più insignificante della mia persona.
Sono un passero che ha il nido nelle mani di Dio, eppure ho paura, perché i passeri continuano a cadere a terra, continuano a morire i bambini a migliaia, venduti per poco più di due denari.
Lui lo sa e ripete per tre volte: “Non temete, non abbiate paura”.
Se la vita e la morte di un passero non sono trascurabili per Dio, quanto più la mia vita e la mia morte. Gesù mi dice che non devo preoccuparmi. Morirò, ma rivivrò in Lui. Accadranno prove che vivrò con dolore, ma alla fine ritroverò le mani di Dio. Nulla andrà perduto.
Temiamo piuttosto la morte dell’anima, perché essa può morire, se prendono il sopravvento la superficialità, l’indifferenza, l’ipocrisia… Non trascuriamo la vita dello spirito!
E scopriremo che Dio non si colloca tra salute e malattia, ma tra disperazione e fiducia. Dio sta nel riflesso più profondo delle lacrime, per moltiplicare il coraggio. Non uccide gli uccisori di corpi, dice che qualcosa vale più del corpo. Non placa le tempeste, dona energia per camminare e remare dentro qualsiasi tempesta.
E noi proseguiamo nella vita per il miracolo di una speranza che non si arrende, di cuori che non disarmano.

 

Vangelo   Mt 10, 26-33

Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo.

Dal vangelo secondo Matteo In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo. Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri! Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

 

Giovedì 29,  Solennità dei SS. Pietro e Paolo; SS. Messe: ore 8.30; 11.30; 19

 

Vangelo  Gv 6, 51-58

La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.

Dal vangelo secondo Giovanni In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

 

  1. Da domani e per tutta l’estate non c’è la Messa delle ore 10,00
  2. Questa sera ore 21: Serata giovani in PUBrocchia
  3. Domani   18 giugno CORPUS DOMINI – SIETE INVITATI TUTTI ALLA MESSA DELLE 19 PER   LA FESTA DEL CENTRO DI FORMAZIONE GIOVANILE   Dopo la Messa, momento conviviale e spettacolo in teatro.
  4. Giovedì 22 ORE 21: ADORAZIONE EUCARISTICA ALL’APERTO
  5. Venerdì 23 SOLENNITA’ DEL SACRATISSIMO CUORE DI GESU’

In Gesù Cristo Dio stesso si è fatto uomo e ci ha concesso, per così dire, di gettare uno sguardo nell’intimità di Dio stesso. E lì, vediamo una cosa del tutto inaspettata: in Dio esiste un Io e un Tu. Il Dio misterioso e lontano non è un’infinita solitudine, Egli è un evento di amore. Lo Spirito Creatore ha un cuore. Egli è Amore. Esiste il Figlio che parla col Padre. Ed ambedue sono una cosa sola nello Spirito che è, per così dire, l’atmosfera del donare e dell’amare che fa di loro un unico Dio.

Le parole di Papa Benedetto XVI ci aiutano, nella festa di oggi, ad entrare in uno dei misteri più belli e più grandi della nostra Fede: la Trinità.

Mistero difficile perché così semplice… Dio è Amore. L’amore non può essere solitudine. L’amore muove e commuove. Il Padre si muove perché c’è il Figlio. Il Figlio si muove verso il Padre. L’abbraccio tra Padre e Figlio è lo Spirito Santo.

Questo Amore eterno è fecondo, creativo. Noi siamo in vita grazie alla Trinità.

E ogni volta che ci muoviamo verso l’altro, ogni volta che viviamo d’amore, noi siamo immagine splendida di Dio.

Se vivi di carità, vedi la Trinità, diceva Sant’Agostino.

Aiutami Signore, a ricominciare da Te, per vivere del vero Amore.

Aiutami a ricominciare da Tre.

    Vangelo  Gv 3, 16-18

Dio ha mandato il Figlio suo perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.  

Dal vangelo secondo Giovanni «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».