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doniamo il sangue

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Il padrone consegna i suoi beni, i talenti, ai servi. E parte.

Che generosità insolita, considerando che sono servi e che un solo talento corrispondeva al valore di 30-40 Kg di oro.

Dietro quel padrone c’è il Signore, e dietro quei servi ci sono i discepoli – e noi con loro – depositari di doni infiniti da parte di Dio: non semplici qualità umane (che pur si definiscono “talenti” naturali), ma qualcosa di più grande, immensamente più grande: la Grazia di appartenere a Dio, la Fede, la Parola, i Sacramenti.

Dio ci rende capaci di doni molto più grandi di noi, pur conoscendo i nostri limiti e i nostri peccati.

Al ritorno del padrone, ai primi due servi non viene chiesto di restituire qualcosa, anzi… vengono lodati per aver saputo impiegare quei talenti raddoppiandoli. E la loro ricompensa è prendere parte alla Gioia del loro Signore.

Ma il terzo ha preferito nascondere il talento sotto terra, spinto da un pensiero ingiustificato di avere un padrone duro, di cui aver paura.

Come si può aver paura di Qualcuno che dona senza chiedere nulla in cambio? Come temere un Dio ricco di misericordia che non ci tratta da servi ma da amici?

Eppure tanti uomini – e tanti cristiani – si comportano così. Per non rischiare di sbagliare, si accontentano di non fare nulla di male. Ma non ci verrà chiesto se non abbiamo fatto nulla di male, ma se abbiamo fatto il bene!

Il poeta T. Eliot scrive: “Vi ho dato mani che distogliete dall’adorazione, / vi ho dato la parola, e voi l’usate in infinite chiacchiere, / vi ho dato la mia Legge, e voi fate contratti,  / vi ho dato labbra, per esprimere sentimenti amichevoli. Vi ho dato cuori, e voi li usate per sospettarvi. / Vi ho dato il libero arbitrio, e voi non fate altro che alternarvi / fra speculazione futile e l’azione sconsiderata […]. Leggete molto, ma non il Verbo di DIO, / costruite molto, ma non la Casa di DIO”

Che peccato sarà ritrovarci a mani vuote, quando Dio le aveva riempite di Tutto!

Vangelo  Mt 25,14-30 (Forma breve Mt 25,14-15.19-21)

Sei stato fedele nel poco, prendi parte alla gioia del tuo padrone.

Dal vangelo secondo Matteo [ In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì. ] Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. [ Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. ] Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”. Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”». 

 

Domenica 19 novembre; prima giornata mondiale del povero: alle 16,30 offriremo the e pasticcini ai nostri poveri e a seguire, a Teatro, siamo tutti invitati ad assistere allo spettacolo “Ulissea” l’ingresso è libero.

Giovedì 23 novembre; al mattino non c’è l’adorazione eucaristica, la sera, alle ore 21.00, adorazione eucaristica comunitaria

Domenica 26 novembre:

  • dalle ore 8.00 alle ore 11,30, presso i locali del Centro ci sarà una unità mobile per la donazione del sangue.
  • alle ore 16,30 nel nostro Teatro assisteremo allo spettacolo “Jazz and Gospel” insieme per difendere il diritto alla salute negli slum di Nairobi.
  • alla messa delle ore 19,00 ringrazieremo il Signore per il 25° di diaconato del nostro Basilio. Al termine, siamo invitati per un brindisi.

Dal 7 al 14 marzo le parrocchie di zona hanno organizzato un pellegrinaggio in Terra Santa. Per informazioni e prenotazioni rivolgersi ai sacerdoti o in segreteria da Valeria

 

 

Ecco lo Sposo!

Dieci vergini si addormentano mentre attendono lo sposo.

Accanto a loro dieci lampade, ma sono solo cinque i vasetti pieni d’olio. Una voce a mezzanotte grida: “Ecco lo sposo!”. E noi, insieme alle vergini, ci svegliamo.

Questo grido a volte sarà un momento particolarmente bello, a volte una Grazia che ci verrà donata. A volte sarà una prova pesante da affrontare, a volte addirittura una situazione di peccato. Sempre, nella vita, ci sarà qualcosa o qualcuno che grida, per svegliarci, per indicarci che sta passando il Signore. Anche oggi.

E lì si giocherà la nostra sapienza. Se abbiamo pronte le lampade e l’olio, saremo anche noi pronti a far festa.

L’olio è la carità, che alimenta la fiamma della fede. Essere sapienti significa ascoltare la parola di Dio e metterla in pratica, essere concreti nell’Amore. Solo così si accende la fiamma. Quest’olio non possiamo prenderlo in prestito da altri, perché ognuno di noi è chiamato a vivere in prima persona la Carità. E, se ci manca, dobbiamo andare a comprare quest’olio dai venditori più qualificati: i poveri.

E allora saremo pronti per le Nozze, saremo pronti all’incontro con lo Sposo che assumerà, di volta in volta, il volto dell’affamato, dell’assetato, dello straniero, del nudo, del malato, del carcerato.

E sarà straordinariamente bello entrare con Lui alle Nozze e gioire di quella Fiamma d’Amore che non si spegnerà più.

Vangelo  Mt 25,1-13

Ecco lo sposo! Andategli incontro!

Dal vangelo secondo Matteo In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono. A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

Nairobi, 8 novembre 2017

Cari amici,

Qui a Sud dell’Equatore ormai e’ notte, e dalla finestra vedo stelle diverse dalle vostre, dalle stelle del Nord del Mondo.

Il Natale si avvicina e sara’ l’ennesimo che tracorreremo lontani dall”italia. Gli anni passano ormai veloci e la nostalgia si fa piu’ intensa. Vi scrivo infatti da Nairobi dove Marcella ed io viviamo da 30 anni, lavorando in progetti di cooperazione e sviluppo, io come medico, lei come insegnante, e cercando di conciliare la vita di “missione” con quella familiare.

Nairobi e’ diventata una megalopoli simbolo e modello di dove stanno andando le citta’ degli uomini in questi tempi difficili. Una citta’ di quasi 4 milioni di abitanti, due terzi dei quali vivono in baraccopoli. In questi anni abbiamo visto crescere a dismisura l’abisso sociale tra i pochi sempre piu’ ricchi e la moltitudine dei poveri. Per chi vive in baracca la malattia e’ spesso una condizione permanente di vita. Tra ricchezze smisurate e poverta’ profonde diventa sempre piu’ difficile parlare di solidarieta’ e di senso del Bene Comune. Lavorando nelle periferie, sentiamo ancora di piu’ la progressiva carenza di diritti a cui stiamo andando incontro. Ma e’ dalle periferie del mondo che forse possiamo e dobbiamo ricostruire il senso della comunita’.

Un segno tangibile della nostra speranza e’ l’associazione che abbiamo fondato insieme ad amici, ormai da piu’ di 15 anni: “Amici del mondo-World friends onlus”, uno strumento attraverso cui abbiamo realizzato tanti progetti, piccoli e grandi, di educazione, sanita’, formazione. Il piu’ importante di questi progetti e’ il Neema Hospital: un luogo dove i piu’ bisognosi, i poveri delle baraccopoli di Nairobi, possono essere accolti e curati senza discriminazione, e dove i giovani medici ed infermieri kenyoti hanno l’opportunita’di formarsi professionalmente e spiritualmente, per preparare un futuro diverso e continuare a lavorare per i poveri. L’ospedale negli ultimi 9 anni ha accolto circa 1 milione di pazienti, grazie anche alla solidarieta’ e all’aiuto della vostra comunta’ e di altre comunita’ che in questi anni ci hanno sostenuto.

Quest’ultimo anno e’ stato un anno difficile per il nostro ospedale ed i nostri progetti. Scioperi dei medici ed infermieri governativi sono durati tutto l’anno. Le elezioni presidenziali sono state ripetute due volte per via di continui brogli, ed hanno portato solo violenza. Ed I malati piu’ poveri dalle baraccopoli si sono riversati ancora di piu’ nel nostro ospedale. Tanti pazienti, troppi poveri.

La maternita’ del Neema e’ ormai un centro di riferimento per tutte le giovani madri che non avrebbero altra possibilita’che partorire in baracca o sulla strada. La mamme partoriscono in sicurezza in una maternita’ accogliente che lo scorso anno ha avuto piu’ di 3000 parti. Spesso i bambini che nascono nella poverta’, da madri cronicamente malnutrite, sono prematuri e sottopeso. La nostra pediatria e la piccola unita’ neonatale hanno bisogno di alcune attrezzature salvavita e di terapia intensiva di base soprattutto per i neonati in condizioni critiche.

Nei volti delle centinaia di persone che ogni giorno passano dal nostro ospedale, c’e’una sola richiesta: un po’ di speranza. Il 26 novembre comincera’ l’Avvento. L’Attesa di una grande Speranza. Insieme, non lasciando soli gli altri, si e’ meno soli.

Vi anticipo gli auguri per un Natale di pace e di solidarieta’.

Gianfranco Morino, medico di World Friends.

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