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1) lunedì 9 aprile è il secondo lunedì del mese e come di consueto porteremo i nostri panini agli amici senza tetto di p.zzale ostiense. Vi aspettiamo al Centro dalle 17,30 per organizzare la loro distribuzione.

2) Martedì 10 aprile: la Catechesi è spostata al 17 aprile ore 21.

3) Giovedì 12 aprile Adorazione Eucaristica al mattino (9-12) e alla sera (19,30-20,30) e tempo per le confessioni

4) Da lunedì 9 aprile sarà possibile richiedere la benedizione della famiglia nel Tempo Pasquale che verrà effettuata solo su richiesta. Per i moduli da riempire per le benedizioni rivolgersi in Segreteria.

4) Sono in vendita i Messalini di Aprile – Maggio e Giugno. Chi è interessato può rivolgersi in Segreteria.

 

 

 

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Vangelo  Gv 20, 1-9
Egli doveva risuscitare dai morti.

Dal vangelo secondo Giovanni

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

  1. Lunedì  2 aprile Lunedì dell’Angelo non è di precetto. Messe ore 8,30 – 19
  2. Giovedì  5 aprile Adorazione Eucaristica ore 21

     

  3. Venerdì 6 aprile ore 18 recita del Rosario animato dl Gruppo di Padre Pio

     

  4. Sabato 7 aprile appuntamento per Roccascalegna ore 6,45

     

  5. Sono a disposizione i Messalini per il Mese di Aprile e Maggio. Chiedere in segreteria

     

  6. Nella cappella della Madonna sono disponibili le bottigliette con l’acqua benedetta

Vangelo  Gv 13, 1-15

Li amò sino alla fine

Dal vangelo secondo Giovanni  Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine. Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri». Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».

 

 

SETTIMANA SANTA 2018

26 marzo             LUNEDÌ SANTO

Ore 19 -21.30: Liturgia Penitenziale – I sacerdoti saranno a disposizione per le confessioni anche dopo

29 marzo             GIOVEDÌ SANTO

Ore 9: Celebrazione comunitaria delle Lodi mattutine

Ore 19: S. Messa nella Cena del Signore: fino alle ore 24 e fino alle ore 12 del venerdì la Chiesa rimarrà aperta per l’Adorazione Eucaristica. Dalle 22 alle 23 l’Adorazione sarà animata.

30 marzo             VENERDÌ SANTO

Ore 9:   Celebrazione comunitaria delle Lodi mattutine

Ore 19: Liturgia della Passione

Ore 21.30: Via Crucis: partenza da Via Padre Massaruti (Parco di Somma)  si concluderà in chiesa

31 marzo             SABATO SANTO

Ore 9: Celebrazione comunitaria delle Lodi mattutine con riti di accoglienza di coloro che saranno battezzati nella Veglia di Pasqua

Ore 22.30: VEGLIA PASQUALE

1 aprile                DOMENICA DI RESURREZIONE

Messe: ore 8.30; 10; 11.30; 19

2 aprile                LUNEDÌ DELL’ANGELO (NON È DI PRECETTO)

Messe: ore 8.30; 19

 

 

La Passione e la Resurrezione secondo Marco (14,1-16,8)

 

Ecco un invito alla Gioia, quella che sgorga dal Vangelo.

Un invito a rallegrarti, anche se la materia è fin troppo seria e importante.

È l’invito a metterti a leggere la Passione secondo Marco, amico,

chiedendo, domandando una Luce.

Non leggerla se pensi solamente di leggerla così,

come una pia lettura da catechismo d’altri tempi.

Non leggerla così, altrimenti, amico mio,

arriverai ad un punto in cui non comprenderai che cosa Marco voglia dire. A te.

Si, a te in questo momento della vita, in questo tuo cuore pieno di esperienze e di emozioni.

A te.

Sì, a te che conosci già questa storia che è sempre la stessa, eppure sempre nuova.

La stessa di ieri, ma diversa da ieri.

La stessa di duemila anni fa, di venti secoli fa, ma diversa, oggi, e domani,

come sarà la stessa domani e oggi.

No, amico mio. Non credere di conoscere tutto della Passione del Signore.

O meglio, non pensare che ci sia qualcosa che non possa più dirti più nulla.

 

I versetti del Vangelo hanno un dono particolare.

Sanno rincorrerti dappertutto – nella vita del grande santo o di un incallito peccatore –

sanno raggiungerti di nascosto, di sorpresa.

Sono lì, i versetti, le parole, a volte anche la punteggiatura.

Ma quando si tratta del culmine del Vangelo – la Passione –

questi versetti corrono ancor più veloci,

pur se si leggono lentamente, perché tu sai dove ti stanno portando.

Tu sai dove vanno, il monte che stanno salendo, e l’ora (la notte, l’alba, mezzogiorno, le tre).

Così è per i versetti della Passione secondo Marco.

I versetti di quei due dei sedici capitoli del secondo Vangelo – che è il primo –,

il capitolo 14 e poi il capitolo 15.

Sono versetti pieni di personaggi che stanno fermi e si affrettano, consegnano e fuggono.

 

Eppure c’è uno di questi personaggi che mi tocca, uno più degli altri,

uno rinchiuso – o meglio, “avvolto” in due versetti – che da sempre mi ha colpito.

 

Non è la donna di Betania che versa l’unguento sul capo del Signore. Anche se è ammirevole e se verrà sempre ricordata. Non è un discepolo. Non Giuda, così tristemente protagonista, non Pietro, non Giacomo, non Giovanni. Non sono quei due che vanno a preparare la Pasqua. Né quell’ignoto personaggio con la brocca d’acqua, che ha predisposto la stanza alta per la cena. Non sono i sommi sacerdoti, né gli anziani o gli scribi; non sono i soldati che arrestano Gesù, né quel servo a cui viene tagliato l’orecchio; neanche è la serva che riconosce Pietro, né gli altri presenti con lei.  Non è Pilato. Non è Barabba. Non Simone di Cirene, costretto a portare la croce. Non i passanti, né le donne, sia Maria di Magdala, sia Maria di Giacomo, sia Salome. Neanche si tratta di Giuseppe d’Arimatea, così pietoso verso il corpo di Gesù. Non è neppure quel centurione, così importante in questo racconto, che professa la sua fede in Dio sotto la croce. No, amico mio. Tutti questi personaggi sono più o meno importanti, li conosciamo anche dagli altri Vangeli. Fanno tutti parte della nostra memoria, della nostra infanzia e giovinezza.

 

Ma ce n’è uno che ci sfugge

e che fugge velocemente, così com’è entrato.

Uno che non è né infante né giovane.

Uno di cui non si sa né il nome, né la provenienza

E che si prende i versetti 51 e 52 del capitolo 14.

Uno che ha lo spazio di due versetti – solo in Marco –

e che si presenta in diciannove parole greche,

di cui le prime, tradotte alla lettera sono:

e giovanetto uno seguiva lui.

Non è né un infante, né un giovane,

ma un giovinetto,

neaniscos tis”,

forse di tredici o di quindici anni,

adulescens quidam”,

uno che sta crescendo, che si sta formando, che vive quella misteriosa ed unica trasformazione

che non è solo del corpo, ma anche del cuore e della mente.

Un giovinetto nel Getsemani, in quella normale tragica sera di giovedì.

Una sera normale, limpida, con la luna ormai piena.

Una sera tragica, di tradimento, con la Pasqua ormai quasi compiuta.

Prima silenzio, sonno e preghiera.

Dopo, trambusto, sveglia e arresto.

Prima vicini a Lui, dopo a Lui lontani.

Prima pronti a proteggerlo, poi pronti a fuggire. Discepoli paurosi.

 

E noi, invece, lettori superficiali che sanno come va a finire, “pronti” a sostenere Gesù,

compatiamo i discepoli paurosi.

Noi lettori “coraggiosi e validi testimoni”.

Ci facciamo avanti, “sbuchiamo” all’improvviso,

sicuri che nessuno potrà mai arrestare un lettore, fermarlo.

 

No, amico mio. Non è così. Nessuno ci arresta, è vero. Nessuno ci blocca.

Ma “adulescens quidem”, un giovinetto, ci rappresenta.

Per questo, forse proprio per questo, quel giovinetto irrompe nel testo:

per dare un volto al lettore nella scena.

Un volto di giovinetto, come siamo noi, né troppo poveri di vangelo né troppo esperti.

Lettori in crescita, avvolti da un lenzuolo bianco sul corpo nudo – probabilmente si trattava di una sottoveste (era forse un abitante del vicinato che si era vestito in fretta per accorrere sul posto) -; eppure quell’indumento è chiamato “sindone” (come un’altra sindone, certo per un altro uso); un lenzuolo – o una sottoveste – che ci fa pensare alla veste del giovane Giuseppe che egli lasciò nelle mani della seduttrice egiziana, pur di non cadere nelle sue trame.

Un lenzuolo – o una sottoveste – che ci fa stare sicuri, per il suo colore e calore. Un lenzuolo di lino, usato da persone ricche o che si credono tali, pur essendo ragazzini. Un lenzuolo che ci fa ricchi, anche se nasconde un corpo nudo. Una sicurezza che ci dà coraggio, come si crede coraggioso un adolescente, spinto dalla curiosità e dall’avventura. Spinto, come il lettore, dalla certezza che poi tutto finirà bene.

 

Amico mio, quel ragazzino coperto dal lenzuolo ora lo stanno prendendo.

Stanno prendendo anche te con lui. Che fa il ragazzo? Che fai tu, lettore? Che facciamo?

Coraggio, affrontiamo i soldati!?

No, fugge.

Fuggi.

Fuggiamo.

 

Sì, come i discepoli. Anche noi, altroché validi e coraggiosi, fuggiamo lasciando ciò che ci copre, rimaniamo nudi, lasciando in quel testo e in quel versetto il lenzuolo e le nostre false ricchezze

e portandoci appresso la nostra nudità di creature.

Come fuggirono Adamo e Eva, quando si accorsero di essere nudi. Anche loro, da un giardino.

 

No, amico mio, non leggere la Passione secondo Marco in fretta,

perché in ogni caso poi dovrai inciampare in questi due versetti.

Mettiti pure vicino a Gesù, come il giovinetto che lo seguiva.

Poi anche tu – e con te io, tutti – dovrai fuggire nudo.

 

E nudo sarai mentre la narrazione procede.

Lettore spogliato di tutto, davanti a Colui che viene spogliato delle vesti.

Davanti alla croce, per poi osservare, da lontano, dove Egli viene riposto.

Osservando anche come viene sepolto: con un lenzuolo bianco,

che ha lo stesso nome della sottoveste perduta nel giardino e nel versetto.

Un lenzuolo che a Lui si addice, non più a noi. Che esprime nella sua povertà la vera Ricchezza.

E che, avvolgendolo, lo accompagna nel sepolcro nuovo, nel buio della pietra rotolata.

Dove tutto è finito.

 

No, non è tutto finito.

Perché un altro ragazzino ci attende, per riconquistarci.

Un altro ragazzo, né infante né giovane, inviato presto, nel giorno dopo il sabato,

per attendere nel sepolcro le donne (e noi con loro).

Un giovinetto che si prende per sé tre versetti,

un neaniscum (sì, lo stesso termine, anche se il latino traduce “iuvenem”),

non più avvolto da un lenzuolo, ma da una stola bianca.

 

Le donne hanno paura. Ma, entrate nel sepolcro e trovatolo vuoto del corpo,

si ritrovano un ragazzo che dice loro: “No, non abbiate paura. Gesù è risorto, non è qui.

Lo vedrete in Galilea”. Annuncio di gioia, di pace, di vita.

Annuncio che ammutolisce le donne.

Anche loro, per il grande stupore, fuggono, come era fuggito il giovinetto nel Getsemani.

Fuggono in silenzio e chiudono il Vangelo.

L’annuncio era talmente grande da non essere inizialmente creduto.

In un vangelo in cui più volte Gesù raccomanda di mantenere il segreto di un miracolo,

senza essere ascoltato, ora, proprio quando l’angelo raccomanda di annunciare la resurrezione, le donne tacciono.

 

Eppure quel silenzio permette a noi lettori di rientrare nella scena,

ormai libera da ogni personaggio,

se non un angelo giovinetto.

Entriamo di nuovo noi, mettendoci nei panni del ragazzetto fuggito nel Getsemani.

Ed ecco che, come in uno specchio, il ragazzo rimasto nudo

– ossia ognuno di noi, toccato dalla Passione –

si ritrova davanti ad un altro ragazzo vestito della stola.

Tra loro un lenzuolo vuoto.

Ma il cuore pieno.

È il momento di prendere quel lenzuolo, segnato dalla croce, e di rivestirsi, amico mio.

Tu con me, insieme lettori di questo testo, ci ritroviamo protagonisti dell’evento.

Fuggiti nell’ora del Getsemani, ora entriamo definitivamente nel vangelo per non uscirne più.

 

Prendiamo sindone e stola, amico mio,

rivestiamoci di Cristo morto e risorto

e annunciamo la sua sorprendente salvezza!


Vangelo  Gv 12,20-33

Se il chicco di grano caduto in terra muore, produce molto frutto.

Dal vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù».
Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome».
Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».
La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.